La terapia familiare. Passato, presente e futuro

a cura di Paolo Angelucci

Quando parliamo della vita in realtà parliamo di relazioni. Non esistiamo nell’isolamento e il vivere emotivo implica sempre il coinvolgimento dell’altro” (Carl Whitaker)

La terapia familiare nasce negli Sati Uniti negli anni ’50, per poi essere esportata in Italia da Mara Selvini Palazzoli.

Negli anni si sono sviluppate diverse scuole di pensiero, che mantengono però costate il focus sulle relazioni, anche se alcuni si soffermano più sull’aspetto sistemico e altri sull’aspetto relazionale.

Si tratta di un approccio che vede le relazioni familiari il luogo di elezione per affrontare le difficoltà che possono insorgere nelle varie fasi di vita.

Tipicamente le famiglie entrano in crisi soprattutto quando ci sono cambiamenti importanti: nascite, lutti, momenti di stress o trauma anche solo di uno dei membri.

Non è raro che si inizi una terapia familiare di fronte ai sintomi di uno solo dei membri, spesso un/a figlio/a. All’interno della stanza di terapia tutti i membri della famiglia sono chiamati ad esprimere il proprio pensiero, la propria opinione e a confrontarsi in maniera democratica sui problemi ma soprattutto sulle risorse necessarie per il superamento delle difficoltà.

Si può fare una terapia sistemica anche individuale, nel senso che la presenza fisica dei membri della famiglia nella stanza di terapia non è obbligatoria anche se consigliata. Sarà il terapeuta in questo caso a mantenere una visione trasversale che tenga conto delle relazioni in cui il paziente è immerso.

L’ottica sistemica è utile soprattutto quando la sofferenza è nelle relazioni (e possiamo affermare che quando parliamo di bambini nella maggior parte dei casi è così), nelle coppie e nelle famiglie che non sono riuscite ad adattarsi di fronte a un cambiamento e che cercano serenità, comunicazione aperta e migliore qualità della vita e delle relazioni.

 

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